L’uomo della sabbia
SPETTACOLI
L’uomo della sabbia
Capriccio alla maniera di Hoffmann
di Consuelo Battiston, Gianni Farina, Alessandro Miele
regia Gianni Farina
musiche Stefano De Ponti
luci e direzione tecnica Robert John Resteghini
con Tamara Balducci, Consuelo Battiston, Tolja Djokovic, Francesco Ferri, Alessandro Miele, Mauro Milone
assistente alla regia Chiara Fallavollita
costumi Elisa Alberghi
tecnico di compagnia Sergio Taddei
macchinista Andrea Bulgarelli
foto di scena Arianna Lodeserto
disegno e grafica Marco Smacchia
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, Festival delle Colline Torinesi, Programma Cultura dell’Unione Europea nell’ambito del Progetto Prospero
grazie a Marco Cavalcoli e Chiara Lagani, Santarcangelo dei Teatri/Santarcangelo 41, Teatro Fondamenta Nuove, Compostc/Valtorto, perAspera/Drammaturgie Possibili – Festival di Arti Contemporanee, tutti i partecipanti ai laboratori del progetto Ubiq
Questo Capriccio è, prima di tutto, un labirinto.
È un gioco di scatole cinesi, una narrazione senza fine in cui perdersi.
È il tableau vivant di una natura morta.
Nel racconto di Hoffmann i personaggi sfumano nel grigio panneggio della quotidianità, come riflessi automatici di uno stesso individuo. L’inquietudine generata dal Fantastico, dal Perturbante, dal Bizzarro spinge lo studente Nataniele verso una incauta consapevolezza di questo ingranaggio opacizzante, ma enorme è la distanza tra il desiderio e l’azione, la nevrosi soppianta la contemplazione nell’eterno conflitto tra immagini interiori e mondo esterno.
La sfida formale consiste nell’accensione di una lanterna magica capace di apparizioni e
dissolvenze, portatrice di paradossali sovrapposizioni di contesti per mettere così in discussione, alla maniera di Hoffmann, ciò che i nostri occhi vedono: la cornice artefatta che chiamiamo realtà.
Benevolo spettatore,
Questa presentazione ti piace?
Forse intimidisce un po’ troppo. Però la conclusione: “Benevolo spettatore, questa presentazione ti
piace?” cambia registro, non trovi?
Peccato che ciò che viene definito “la conclusione” non sia una reale conclusione; dopo segue
altro, come questa frase o altre che seguiranno l’espressione “dopo segue altro”.
Chiediamo scusa per tutti questi giri di parole, ma davvero non riusciamo a chiudere il discorso,
non ne veniamo a capo.
Ora siamo andati a capo e il problema resta insoluto.
Come finire davvero?
Ecco, si potrebbe scrivere “fine”, se solo queste parole facessero parte di un finale.
Invece, no, costituiscono la presentazione dello spettacolo.
Facciamo così: sospendiamo tutto, ne riparleremo dopo lo spettacolo.
Se solo stessimo parlando!
Però l’idea non è male, l’idea contenuta nella locuzione “sospendiamo tutto”, si intende.
Ascoltiamola, se è lecito dire “ascoltiamola” riferendosi ad un oggetto muto come la parola stampata.
“Seguiamola” forse è più giusto, suona meglio. Ma non parliamo più di suoni, seguiamola
finalmente senza far seguire assolutamente niente all’esortazione “seguiamola
THE SANDMAN
Capriccio In The Manner Of Hoffmann
This Capriccio is, first of all, a labyrinth.
It is a game of Chinese boxes, an endless story in which to lose oneself.
It is the tableau vivant of a still life.
In Hoffmann’s tale the characters fade into the grey folds of everyday life, like automatic reflexes of the same individual. The restlessness generated by the Fantastic, the Disturbed, the Bizarre pushes the student Nathaniel towards a reckless awareness of this dulling mechanism, but an enormous gulf exists between desire and action. Neurosis supplants the contemplation in the eternal conflict between inner images and the outer world.
The formal challenge consists of lighting a magic lantern capable of appearing and disappearing; a bearer of paradoxical overlapping contexts, calling into question – in a Hoffmannesque manner – what our eyes witness: the constructed frame that we call reality.
Benevolent spectator,
Do you like this preview?
Perhaps a little too intimidating. Although, the conclusion of “Benevolent spectator, do you like this preview?” shifts the form of address, don’t you think?
Pity that what we define as “the conclusion” is not a real conclusion. And so on, further phrases, like this or others, will follow the expression “and so on”.
Apologies for all this beating around the bush, but we are simply unable to conclude this speech, we just can’t get our heads around it.
Even as the situation comes to a head, the problem remains unresolved.
How can it really be finished off?
Well, one could write “the end”, if only these words were part of the finale.
Alas, no, these words constitute nothing more than a preview of the show.
How about this: suspend proceedings, we’ll talk about it after the show.
If only we were talking!
But the idea’s not bad, that is, the idea implicit in the statement “suspend proceedings”.
Let’s listen, if one may say “let’s listen” in reference to the silence of the printed word.
Perhaps “follow it” is more apt and even sounds better. But let’s forget about sounds, let’s follow it finally without adding anything after the exhortation “follow
VIDEO
trailer di Davide Maldi: https://vimeo.com/691430645
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