Marco Smacchia

InvisibilMente

Cartellone 20/09/2008

InvisibilMente, della giovane compagnia Menoventi

Nell’ambito di “Teatro Errante”, la Compagnia “Menoventi” presenta “InvisibilMente”, uno spettacolo che si potrebbe definire surreal-popolare. Infatti, pur mantenendo la componente illogica tipica del teatro dell’assurdo, insieme alla ricerca di un linguaggio non comune, abbandona tuttavia la tragicità del non poter comprendere e punta su una dimensione popolare, scevra da elitarismi.

Il pubblico, entrando in sala, è accolto da due maschere che offrono arachidi in una ciotola. Nell’attesa che si spengano le luci e che abbia inizio lo spettacolo, mentre il pubblico riempie la platea, si avverte un senso di inquietudine crescente. Il tempo passa. Le due maschere non riescono a nascondere un certo imbarazzo, ma non possono fare altro che cercare di tranquillizzare gli intervenuti sul fatto che lo spettacolo presto avrà inizio. Ma, si percepisce chiaramente, qualcosa non va.

Piccoli episodi, e l’attesa di qualcosa, come di un destino che incombe e opprime. I due, un giovane e una ragazza, scelgono di fuggire, ma i loro pensieri e i loro movimenti sono osservati, al punto che compaiono su una didascalia dietro di loro.

Al contrario di quanto ci si aspetterebbe, vista la situazione, lo spettacolo è intriso di comicità, ed è questa la cifra della compagnia, quella linea “surreal-popolare” che si diceva.

Si ride molto, ma l’inquietudine è sempre presente, ed è l’eredità che il gruppo afferma di aver ricevuto da Orwell.

L’idea di partenza di “InvisibilMente” era quella di realizzare uno spettacolo sul giudizio universale.
La ricerca si è poi sviluppata verso la reazione dell’umanità posta sotto analisi ed in attesa di relativo giudizio; la consapevolezza dell’essere osservati e di avere un dito enorme puntato contro; la sensazione concreta di un’autorità superiore che sceglie proprio noi, ramo secco nell’evoluzione della vita su questo pianeta.