
Cambiamento climatico a teatro con ’Oasi’
La compagnia Menoventi in anteprima domani al Rasi. Gianni Farina: "Abitando a Faenza ci siamo trovati nel mezzo del disastro"
Roberta Bezzi |
Il Resto del Carlino Ravenna |
29/09/2026
Si parla di crisi ambientale, senza alcuna pretesa di divulgazione scientifica ma con l’obiettivo di stimolare un impatto emotivo nel pubblico con immagini e visioni, il nuovo spettacolo della compagnia faentina Menoventi: ’Oasi’. A firmare testo e regia è Gianni Farina, mentre in scena protagonisti sono Consuela Battiston e Alessandro Renda del Teatro delle Albe. L’evento, inserito nella rassegna ‘Schiusa’ a cura di E Production, è in programma oggi e domani in mattinata per gli studenti delle scuole secondarie di II grado, e domani sera alle 21 in anteprima nazionale per tutti. Sarà poi replicato dal 9 all’11 febbraio al Teatro Socjale di Piangipane e il 27 aprile alla Casa del Teatro di Faenza. Sempre domani alle 18.30, ad anticipare lo spettacolo sarà l’incontro ‘Acque, fiumi e terre: trasformazioni ambientali e crisi climatica’ con Massimilano Costa, direttore del Parco del Delta del Po, e il giornalista Alex Giuzio.
Gianni Farina, com’è nata l’idea di ‘Oasi’?
“Grazie a una fortunata coincidenza di intenti tra il Comune che ci ha proposto di realizzare uno spettacolo sulla crisi ambientale nell’ambito del Progetto Europeo Interreg Action e la nostra compagnia che già pensava a un nuovo progetto su un tema su cui siamo particolarmente sensibili”.
Nel 2024 infatti avete proposto ‘La cerimonia del fango’, un rito teatrale collettivo per commemorare il primo anniversario della drammatica alluvione in Romagna…
“Sì. Abitando a Faenza ci siamo trovati nel bel mezzo dell’apocalisse e questo ha, purtroppo, attivato maggiormente il nostro interesse. Dico ‘purtroppo’ perché già da tempo la comunità scientifica aveva lanciato degli allarmi che andavano meglio ascoltati”.
Da dove siete partiti per ‘costruire’ il vostro nuovo spettacolo?
“Da alcune letture sia di saggistica che di narrativa sul tema ambiente e alluvioni, che ci hanno appassionato e fatto scoprire nuovi aspetti interessanti. Cito tra tutti Timothy Morton che invita chi come noi fa arte a rifiutare la ‘discarica di dati’ sul clima, perché ritiene che elenchi di numeri, allarmi e catastrofi servano solo a generare sensi di colpa sterili anziché una reale consapevolezza ecologica”.
Su quali punti vi siete soffermati maggiormente?
“Anzitutto sul fatto, come diceva Morton, che l’emergenza globale e il riscaldamento globale sono un iperoggetto, ossia un fenomeno reale ma così esteso nello spazio e nel tempo da superare la nostra capacità di percepirlo direttamente come un’unità. Così abbiamo pensato a frammenti significativi per creare suggestioni sceniche con linguaggi diversi. Poi abbiamo riscoperto l’animismo, una concezione secondo cui i comportamenti di tutte le specie sono interconnessi”.
Un altro tassello è la geopolitica…
“Sì, ed è forse il più importante. L’emergenza ambientale non si può fermare senza fare i conti con le diseguaglianze sociali. Bisogna impedire alcuni eccessi all’1% di popolazione più ricca che si approfitta troppo del 66% più povero e degli elementi naturali”.
Fil rouge del lavoro sono i due attori, nei panni di ‘elettro-sciamani’ che riescono a manipolare energia e atmosfera condividendo le loro visioni? “Sì. Ma interpreteranno a sorpresa anche il ruolo di croupier del casinò, ispettori ambientali, la conduttrice di un programma tv, l’uomo medio alle prese con il caldo, e molti altri”.