Il senso di comunità della VEGLIA firmata Menoventi

Visto alla Contrada Murazzi di Torino venerdì 2 ottobre 2026

Roberto Canavesi | 

teatroteatro.it | 

03/10/2026

Ha un che di ancestrale il Veglia che il ravennate Menoventi porta in scena per la sedicesima edizione di Play with food. La scena del cibo nei suggestivi spazi delle arcate dei Murazzi di Torino: rito collettivo, più che spettacolo tradizionalmente inteso, con pubblico a ferro di cavallo attorno ad un ideale fuoco, la scultura è di Oscar Dominguez, luogo di riunione per antiche comunità dove uomini e donne reduci da lunghe giornate trascorse nei campi, o anche solo fiaccati da una quotidianità che non concede pause, si ritrovavano per condividere pensieri e progetti, per esorcizzare paure e tabù.

Il teatro, è risaputo, ha la grande capacità di abbattere distanze e così Consuelo Battiston e Gianni Farina impiegano poco tempo per introdurre quella che sarà una liturgia laica, talvolta forse un gioco, con gli spettatori non semplici astanti ma presenze vive all’interno di un meccanismo che mescola passato e presente, storia e tradizione, realtà e superstizione: Veglia diventa un contenitore al cui interno troviamo la secolare narrazione popolare, storie che trasportano in un immaginario oriente abitato da omuncoli tanto grotteschi quanto ingenui come popolato da visir e primi ministri al cospetto di una nera signora da cui si cerca di fuggire cavalcando verso Samarcanda. Ed ancora, se la veglia è sinonimo di tempo, il balzo da un millenario ieri al contraddittorio oggi è cosa fatta, ancor più possibile se si è chiamati a indovinare quanti fagioli ci siano dentro un vaso di vetro (Raffaella Carrà docet…): ma la veglia è anche circostanza funebre, ed uno spettatore allora è invitato a morire con il restante pubblico a costruire tra lumini e simulacri mortuari le atmosfere di un congedo estremo all’insegna di una grottesca emozione collettiva.

Intramezzi musicali introducono e separano le altre infinite declinazioni della veglia, da quella d’armi fino alla veglia per eccellenza, il veglione, con tutti insieme radunati in cerchio a brindare al nuovo anno prima di scatenarsi, messe da parte vergogne e timidezze, in un divertente balletto finale diretta emanazione di quello spirito comunitario che caratterizzava le riunioni attorno al fuoco: in questo processo di slittamento tra passato e presente, Veglia di Menoventi vede Consuelo e Gianni non limitarsi a raccontare novelle e storie del lontano passato, semmai abbattere barriere servendosi del tempo come strumento per dar vita ad un collettivo gioco di tranelli mescolando verità e bugia in una struttura narrativa abitata da temi universali, il rapporto con il destino o quello con la morte, le dinamiche del potere e l’inscalfibile fluire del tempo.

Se a tutto questo si aggiunge l’aperitivo iniziale e le chiacchiere finali tra pubblico ed artisti ecco che Veglia si fa perfetta incarnazione di quello che dovrebbe essere il teatro, condivisione di tempo ed occasione di incontro.