L'incidente è chiuso

LA PAROLA OLTRE IL GESTO

Carlo Lei | 

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19/12/2019

[…] Dopo questa “eccezione”, ancora la parola rivendica il suo peso, stavolta di vita o di morte davvero, nel primo studio (“L’incidente è chiuso”) di Menoventi per uno spettacolo omonimo di “Il defunto non amava i pettegolezzi”, eccezionale libro di Serena Vitale.
Di vita e di morte, letteralmente, perché ciò di cui si parla sono le due versioni che Veronika Polonskaja, attrice del Teatro d’Arte di Mosca e amante di Majakovskij, fornì immediatamente dopo la morte del poeta e a distanza di otto anni, dopo che era stata l’ultima persona a vederlo in vita.
Con un espediente esso stesso majakovskiano, il viaggio nel tempo, Gianni Farina mette la Polonskaja sotto la doppia lente di ingrandimento di un’inviata del futuro (Consuelo Battiston), ponendola a confronto con le sue incongruenze.
L’attrice, interpretata da Federica Garavaglia, risponde, piange, mente sulla glaciale scena disegnata da un nastro fluorescente (le dimensioni della stanza del poeta) e da quattro colonne al neon, usando le esatte parole tratte dai dossier desecretati dopo la caduta dell’URSS e dalle “Memorie” della Polonskaja stessa, pubblicate decenni dopo. E qui, davvero, è tutta questione di parole da usare come attrezzi, di dialogo che tenta la verità: contraddizioni, amore, disamore, pietà, leggerezze, ricordi persi e ritrovati, conversazioni più o meno inquirenti, cinguettii d’innamorati e violenti contrasti. E la parola nella sua forma somma, quella poetica.
In scena conquista, nonostante la difformità all’originale, il Majakovskij di Mauro Milone: fa sempre impressione, e suscita un certo imbarazzo, la visione di un costume d’epoca così da vicino, col suo tessuto sempre troppo lucido, il cravattino, le scarpe imperfette. Eppure Milone ce lo fa dimenticare, con una torturata interpretazione – tutta a punta, di volto, minuziosa – dei versi, ma soprattutto dei pensieri, che scavavano il cuore debole del gigante georgiano (la «statua percorsa da gocce di sudore gelido» scrisse Pasternak), prima ancora che li seguisse, da vicino, la pallottola della piccola, quasi ridicola, rivoltella Mauser.