Project Description

PROGETTI SPECIALI

Artbreakers!

Format che incrocia teatro, arti visive e distribuzione broadcasting

un progetto di Menoventi / O I
in collaborazione con E production, Istituzione Bologna musei / MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna

con il contributo di Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna
Regione Emilia-Romagna – Assessorato alla cultura, politiche giovanili e politiche per la legalità

STORIA DEL PROGETTO
Lunedì 8 giugno 2015 è stato girato al MAMbo di Bologna l’episodio pilota del format televisivo che costituisce il nucleo centrale del progetto ARTbreakers!
Il 21 maggio 2015 ha debuttato presso La Soffitta di Bologna lo spettacolo THE CASTING, un lavoro teatrale realizzato da O I.
Il 26 maggio si sono svolti a Bologna presso il MAMbo i casting a porte chiuse volti alla selezione dei dieci partecipanti al gioco.
Il 16 giugno 2016 gli autori Ernesto Pezzi e Gianni Farina hanno presentato il format all'interno del MAMbo, a seguire la proiezione dell'episodio pilota.

CONCEPT
Cos’è l’arte? Tutti possono dire qualcosa. Un viaggio tra il reality e la realtà nel labirinto di un museo, dove persone e opere si incontrano per formare una
narrazione caleidoscopica e corale. Due autori-registi, che vedremo sempre di spalle e in penombra, hanno avuto l’idea – ispirata da un film di Alberto Sordi – di realizzare un reality all’interno di un museo. La storia inizia quando i veri partecipanti del vero reality stanno entrando nel museo, e prosegue narrando contemporaneamente la puntata del reality e il suo making-of, con gli autori-registi, lo staff del museo, la giuria di critici, la troupe, il notaio, che si incastrano narrativamente e visivamente nella linea del racconto principale. Il gioco di cornici, la varietà dei discorsi e delle opinioni, unite al desiderio dei partecipanti di apparire e di vincere sono il contrappunto visivo alla presenza delle opere d’arte, che sembrano animarsi, che vedono proliferare i loro
significati, e che finiscono persino per ricevere una dichiarazione d’amore.
Un reality felliniano e warholiano, che mette in mostra la narrazione nel suo farsi, nelle sue lacune, nella tentazione folle di dire tutto, e di farlo in modo divertente ed emozionante. Un format sull’arte che cerca di essere all’altezza dell’arte.

Cos’è il museo? Proviamo a guardarlo in modo nuovo. Ecco due esempi, due modelli, collegati tra loro: il Mago di Oz, e Stalker (assieme al racconto a cui si ispira, Roadside Picnic); un gruppo di viandanti va alla ricerca di qualcosa (la felicità, la verità) e incontra sul proprio cammino cose e persone che inducono un cambiamento nel loro pensiero e nel loro essere. La realizzazione dei desideri, al termine del viaggio iniziatico, avrà dei risultati sorprendenti per loro stessi, perché li porterà semplicemente ad avere una nuova e più alta conoscenza di sé. In Roadside Picnic, in particolare, viene immaginato che dei misteriosi alieni si fermino temporaneamente sulla terra (facciano una sorta di picnic). Allo stesso modo in cui gli animali di un bosco vedono passare con terrore queste creature incomprensibili che sono gli umani e che lasciano il bosco cosparso di oggetti e resti non interpretabili, gli umani trovano nella Zona transitata dagli alieni una serie di oggetti misteriosi e vedono accadere fenomeni che contraddicono le leggi naturali. Nella Zona, inoltre, c’è una Stanza, in cui si dice che chi entra vedrà esauditi i propri desideri. Un esperimento mentale interessante è considerare il museo come la Zona. Le opere d’arte sono Artefatti Alieni di cui non si comprende il significato, il Museo è un luogo visitato da qualcuno o qualcosa di trascendentale, che sospende e sovverte le leggi fisiche. Alla fine del percorso tutti sperano di trovare qualcosa di risolutivo, ma nessuno sa esattamente cos’è, e sarà qualcosa di diverso per ciascuno.
La processione felliniana delle persone/personaggi davanti alle opere è osservata dalle opere stesse, come da uno sguardo sulla cui istanza soggettiva si possono formulare ipotesi ma nessuna verità conclusiva. Tra l’altro, abbiamo visto lo schermo entrare nel museo o il museo entrare nello schermo?
Il format vuole mettere in scena figure ed oggetti che non capiamo, non possiamo capire e non capiremo mai del tutto, ma che suscitano stupore e desiderio, scuotendo convinzioni consolidate e creando nuove domande e nuove aperture, lo spazio della creatività dello sguardo, in un luogo, il museo (ma anche lo schermo) in cui l’incantamento può sorgere all’improvviso.

GALLERY

VIDEO

Regia
Ernesto Pezzi e Gianni Farina
Direttore della fotografia
Davide Maldi
condotto da
Consuelo Battiston
con
Gianni Cinti
Giovanni Delvecchio
Silvia Mazzavillani
Saverio Mazzoni
Elisa Pedrini
Danai Vafiadis
Giuria
Maura Pozzati, Fabiola Naldi, Rita Felicetti
Montaggio
Niccolò Baldi e Francesco Mancin
Con il sostegno di
TAAG Kommunication, Museo Carlo Zauli, Osteria della Sghisa, Eurovideo, Lo Studio Spaziale
con la partecipazione di
Andrea Pizzi
Operatori
Davide Maldi, Alessio Cusano, Alessandro Greco
Foto e grafica
Tania Zoffoli

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