imagine di Marco Smacchia

Il defunto odiava i pettegolezzi

tratto dall’omonimo romanzo di Serena Vitale, edizioni Adelphi

Ideazione: Consuelo Battiston e Gianni Farina
Drammaturgia, regia, suono, luce: Gianni Farina
Con: Consuelo Battiston, Tamara Balducci, Leonardo Bianconi, Federica Garavaglia e Mauro Milone
Organizzazione e promozione: Maria Donnoli
Artwork: Marco Smacchia
Una coproduzione E Production / Menoventi, Ravenna Festival, OperaEstate Festival Veneto

Debutto: 14 luglio 2021, Teatro Alighieri, Ravenna Festival

Majakovskij fu il massimo esponente di una generazione straordinaria, fu il primo della classe, il più in vista, il poeta più amato, invidiato e deriso. Negli ultimi due anni della sua breve esistenza disseminò poemi e commedie con rimandi al viaggio nel tempo, e decise di rivolgersi direttamente ai posteri, ignorando il presente, per inviare messaggi, preghiere e moniti agli “uomini del futuro”. La resurrezione – un altro modo di viaggiare nel tempo, a ben guardare – divenne un tema ricorrente. Perché? A nostro avviso Majakovskij stava già rinunciando a vivere nel suo mondo e nel suo tempo per demandare la propria felicità a un mondo a venire, un luogo popolato da uomini e donne fosforescenti.
E proprio la Donna Fosforescente, ultima sorprendente fantasia teatrale dell’autore sovietico, travalica la cornice del “dramma con circo e fuochi d’artificio” per guidare lo spettatore del 2021 attraverso l’intrico di prospettive e ricostruzioni raccolte da Serena Vitale nell’omonimo romanzo che ha ispirato il progetto.
La Donna Fosforescente ci chiede di osservare e ascoltare con attenzione qualche frammento di una vita speciale, la vita di un poeta che decise di proiettarsi nel futuro e chiedere asilo agli “spettabili discendenti”, ai “compagni posteri”.
Noi siamo quegli uomini del futuro, e siamo convinti che si debba prestare attenzione alle sue parole.

Dal risvolto di copertina de “Il defunto odiava i pettegolezzi” di S. Vitale (© 2015 Adelphi, Milano)

“Mosca, 14 aprile 1930. Intorno alle undici del mattino i telefoni si mettono a suonare tutti insieme, come indemoniati, diffondendo «l’oceanica notizia» del suicidio di Vladimir Majakovskij: uno sparo al cuore, che immediatamente trasporta il poeta nella costellazione delle giovani leggende. Per alcuni quella fine appare come un segno: è morta l’utopia rivoluzionaria. Ma c’è anche il coro dei filistei: si è ucciso perché aveva la sifilide; perché era oppresso dalle tasse; perché in questo modo i suoi libri andranno a ruba. E ci sono l’imbarazzo e l’irritazione della nomenklatura di fronte a quella «stupida, pusillanime morte», inconciliabile con la gioia di Stato. Ma che cosa succede davvero quella mattina nella minuscola stanza di una kommunalka dove Majakovskij è da poco arrivato in compagnia di una giovane e bellissima attrice, sua amante? Studiando con acribia e passione le testimonianze dei contemporanei, i giornali dell’epoca, i documenti riemersi dagli archivi dopo il 1991 (dai verbali degli interrogatori ai «pettegolezzi» raccolti da informatori della polizia politica), sfatando le varie, pittoresche congetture formulate nel tempo, Serena Vitale ha magistralmente ricostruito quello che ancora oggi è considerato,
in Russia, uno dei grandi misteri – fu davvero suicidio? – dell’epoca sovietica. E regala al lettore un trascinante romanzo-indagine che è anche un fervido omaggio a Majakovskij, realizzazione del suo estremo desiderio: parlare ai posteri – e «ai secoli, alla storia, al creato» – in versi”.

Il defunto odiava i pettegolezzi è il depositato finale di un percorso triennale che ha generato una costellazione di progetti complementari per approfondire specifici interrogativi concernenti la vita e la morte di Majakovskij:

Nel 2019 debutta all’interno di Operaestate Festival Veneto il primo capitolo, lo spettacolo teatrale L’incidente è chiuso.
Nello stesso anno vedono la luce due progetti di approfondimento; il reading A tutti e l’incontro che interseca letteratura e scienza dal titolo Avanti, tempo!
Nel 2020 debutta per Ravenna Festival la mise én espace Buona Permanenza al Mondo, che viene declinata nell’omonimo radiodramma ospitato da Il Teatro di Rai Radio3.