Marco Smacchia

InvisibilMente

Elisa Malacalza La Libertà - Piacenza 01/12/2008

Uno spettacolo che non s’ha da fare

CASTELLARQUATO – Il tendone è proprio un tendone da circo, bianco e rosso. Dopo aver suscitato tanta curiosità, il Teatro Errante è arrivato l’altro ieri a Castellarquato, in piazza San Carlo: errante nel senso di un vagabondo che gironzola per l’Emilia coniugando spettacoli popolari e di qualità.
Errante in questo caso ha poco a che fare con l’errore: certo, ci sono le dinamiche e le tempistiche che l’allestimento di un tendone richiede con eventuali ritardi ma ogni azione teatrale è trattata con simpatia dai presenti, a loro agio in un luogo spontaneo e un po’ goffo.
La formazione di un pubblico di non addetti al teatro sembra riuscire anche dopo i festeggiamenti del 25 aprile: l’altra sera infatti, secondo appuntamento sempre con doppio spettacolo al costo popolare di 3 euro. Il progetto, realizzato dalla Regione e da Emilia Romagna Teatro con il sostegno del Pogas, ha lanciato l’altra sera due proposte diverse tra loro; la compagnia Menoventi ha aperto la serata con lo spettacolo InvisibilMente per la regia di Gianni Farina. I protagonisti? Consuelo Battiston, Alessandro Miele e un occhio onnisciente. All’ingresso due maschere teatrali (sono proprio il duo di attori, ma chi poteva sospettarlo?) accolgono il pubblico dando indicazioni e noccioline per il gran finale. Fino a questo momento, tutti ci “cascano”. Le maschere introducono lo spettacolo che in realtà non è possibile rappresentare: si tenta in ogni modo di salvare la situazione, tra vane fughe, canzoni banali, discorsi di circostanza sul materiale ignifugo del tendone, raccomandazioni canoniche di spegnere i cellulari, rituali minuti di silenzio per «tutte le vittime della morte, il prossimo potrebbe essere uno di voi: questo signore per esempio» propongono gli attori. I gesti sono bloccati nell’imbarazzo, ad un tratto ci si chiede effettivamente se si tratta di uno spettacolo oppure no. Sono attori convincenti e persuasivi. Ad un tratto, dopo una serie di formelle grottesche, i protagonisti si accorgono di essere sottotitolati. Il pubblico è quindi a conoscenza del meccanismo («Gli spettatori non si stanno accorgendo di niente, che stupidi» aveva sussurrato). Una fusione continua e provocatoria tra reale e recitato. Lo schermo che descrive le azioni dei due poveretti ha un gran.. senso dell’umorismo, li anticipa, li sfida e li interpreta. Inutile distruggerlo. Cosa resta da fare? Adattarsi: i due ora imitano un elefante e il pubblico lancia le noccioline. E così anche il pubblico obbedisce a questa logica intessuta di echi di attesa e nonsense in stile Aspettando Godot e di sospiri di angoscia di orwelliana memoria, declinati in chiave semplice e comica, fruibile quindi a diversi piani di lettura.