illustrazione di di Marco Smacchia

L’uomo della sabbia

Andrea Porcheddu DelTeatro.it 20/04/2010

Studio per Ubiq

Ubiq: progetto di laboratori e residenze che daranno vita a L'uomo della sabbia

Probabilmente, fosse stato in sala, Luigi Pirandello si sarebbe davvero divertito. Perché Menoventi – questo gruppo che appartiene a pieno titolo alla nuova ondata teatrale italiana, quella che Renato Palazzi ha definito Generazione T, ed altri Generazione 2.0 – è implacabile nel montare e smontare i meccanismi della convenzione teatrale. Insomma, il loro percorso si potrebbe definire un “Questa sera si recita a soggetto”, ma in chiave ipermoderna.
Hanno proprio una marcia in più, questi tre giovani folli che rispondono ai nomi di Consuelo Battiston, Gianni Farina e Alessandro Miele: sono uno di quei gruppi nati nella sottocultura mediatica degli anni Ottanta, ma come altri sono stati capaci di far tesoro della vivace esperienza teatrale degli anni Novanta, portando quei codici e quei linguaggi a spasmodiche conseguenze. Quel che sembra interessare alla compagnia emiliana è proprio la struttura, la convenzione, i livelli della rappresentazione teatrale: entrano e fanno entrare il pubblico in un gioco di spiazzamenti continui, di ironici capovolgimenti di fronte, di creativo e intelligente sfasamento. Mettendo continuamente in discussione i livelli di realtà e rappresentazione, di finzione e verità, il teatro di Menoventi è una parodia feroce dell’assunto di Coleridge sulla sospensione dell’incredulità: a cosa dar retta, in teatro, quando tutto è – allo stesso tempo – falso e vero?
Così, nella infilata di spettacoli realizzati dalla compagnia, la cosiddetta metateatralità viene rivoltata come il più classico calzino, chiamando in causa il pubblico, spettatore spesso attivo o ignaro complice di rappresentazioni in atto anche quando non sembra. E dunque c’era molto interesse per il primo studio del nuovo lavoro della compagnia, titolato Ubiq e presentato al teatro Fondamenta Nuove di Venezia. Dopo un laboratorio, avvalendosi della complicità creativa degli attori e delle attrici partecipanti, Menoventi ha aperto le porte del teatro al pubblico mostrando una indagine, ancora acerba ma fortemente indicativa, del lavoro che debutterà nell’autunno 2011.
Le danze si aprono già nel foyer, con gli attori tranquillamente mescolati al pubblico. Poi, dopo il benvenuto di rito, si inizia. Uno strano dialogo fantascientifico tra due signore eleganti a proposito di lettura del pensiero lentamente prende corpo. Ad un certo punto una ragazza, jeans e anfibi, attraversa il proscenio e si rivolge al pubblico, con un accento caldamente meridionale: “ma a voi vi piace sta roba?”. Il dialogo sul fondo, intanto prosegue, mentre la ragazza incalza il pubblico. Tra gli spettatori una sembra particolarmente ricettiva e interviene, ma si dichiara subito rivolgendosi agli altri astanti: “io sono un’attrice, tocca a me rispondere, voi state zitti”.
Finite le gag e gli applausi, si apre il dibattito con il pubblico: presentazione, luoghi comuni, e una domanda ingenua di una spettatrice. Ovviamente anche questa è finzione. E così via. Sarebbe un peccato svelare altro di questo “studio” che è una sorpresa continua, uno smottamento sentimentale, una feroce e dissacrante presa in giro del sistema teatro. La cosa interessante è, al di là del fatto comico, la ricerca di modalità interpretative che sappiano coniugare slanci performativi e consolidate tecniche accademiche: qualcosa che potremmo definire “postbrechtiano” laddove l’attore è chiamato continuamente a “scavallare” tra interpretazione di un personaggio e (auto)svelamento, tra adesione concreta ad una realtà quotidiana (per quanto fittizia) e quarta parete.
Un attore ubiquo, insomma, dal punto di vista sensoriale, emotivo e tecnico. Insomma, un secolo di canone d’attore – ormai tramontato assieme a quello del regista – viene pressato, squassato, passato in una centrifuga da cui esce strizzato e rinnovato. Varrebbe la pena, senza dubbio, riflettere sulle conseguenze di questa accelerazione del teatro contemporaneo, così come provare a tracciare linee di possibili sviluppi futuri di certe tendenze.

A questo proposito, da qui al debutto del nuovo spettacolo di Menoventi c’è tempo: se queste sono le premesse, siamo certi che il gruppo porterà a casa un gran risultato.