Marco Smacchia

Semiramis

Elisa da Rin Puppel Il Tamburo di Kattrin 24/02/2010

SEMIRAMIS: rosso su bianco

Menoventi: temperatura e compagnia teatrale. «– 19: guardando al contrario il termometro del proprio salotto. – 18: in realtà sta a capo all’ingiù la realtà. – 17». E così via, a scalare: «il pubblico esiste? I temi ricorrenti ci rincorrono. Qui ed ora» fino allo zero «ancora un po’ freddino».

Lo spettacolo di Menoventi diretto da Gianni Farina è un crescendo di temperatura,azioni e pathos. La scena: una stanza, pareti bianche e fredde, luce al neon. Semiramide al centro fasciata di bianco, scrive per terra con le dita dei piedi: “QUI?”. Uno scatto improvviso, l’unica protagonista si alza affondando i piedi nello spazio scenico, ogni suo movimento provoca un suono sordo nella stanza completamente spoglia, si lancia contro la parete e inizia ad inciderla con scritte atroci, a completare la profezia: “Sei da violenza, violenza, e con violenza.” È questo che farà durante tutto lo spettacolo: imbratterà le pareti bianche con colore carminio, con il rossetto, con il mascara, con il fondotinta, lo farà anche su di sé, sul suo viso. Il pubblico assiste a questo stupro volontario, della donna e delle candide pareti – proiezioni del proprio io – di una Semiramide imprigionata dentro uno spazio vuoto che diviene la culla delle sue paure e perversioni, rimembro del suo passato indelebile.

Lo spettacolo SEMIRAMIS prevede che il pubblico conosca già la storia: il mito della ninfa Derceto violentata da un cacciatore, il mito di una bellissima figlia rinchiusa per vent’anni in una grotta e sorvegliata dal profeta Tiresia, poi fuggita con Menone, per divenire imperatrice di Babilonia. È un gioco di potere e lussuria, che ha insito in sé qualche cosa di sporco e perverso. È un’opera di Calderon de la Barca, drammaturgo barocco della Spagna del ‘600, autore in bilico tra fantastico e mitologico. La compagnia Menoventi sotto la direzione di Gianni Farina riesce a rielaborarne lo scritto prolisso, e a farlo scorrere senza respiro.

Lo spettacolo ripercorre le tappe del mito in modo del tutto autonomo: il pubblico assiste alla follia di una donna nata dal dolore, spia nelle stanze bianche della sua memoria. Consuelo Battiston, alias Semiramide, riesce a rendere la storia mitica dell’imperatrice completamente sola, con l’ausilio della propria immaginazione e follia. Crea delle vie di fuga sfondando le pareti, parla con se stessa, si rivolge al pubblico, ottiene risposte precise come un’eco, un battito di ciglia, un applauso indeciso, una linea rossa nel test di gravidanza: sì. “Sono sempre io”, ghigna Semiramide.

Il pubblico non può che restare esterrefatto dalla potenza dell’immaginazione, dal continuo richiamo simbolico dei pochi oggetti presenti in scena, che si trasformano, colorano, truccano, sono creazioni della mente che storpiano la realtà. Semiramide corre verso la fuga, la soluzione dell’enigma: “Sei nata da violenza – capita. Semini violenza – qualche volta. E con violenza morirai”.