Marco Smacchia

Semiramis

Matteo Antonaci Teatroteatro.it 05/06/2010

Semiramis

Semiramis è la leggendaria regina a cui si attribuisce la costruzione dei Giardini pensili di Babilonia di cui Calderòn de la Barca narra nel suo La hija del aire. La già lodata compagnia Menoventi, mettendo in scena la propria Semiramis (progetto vincitore del premio “L’oro del Reno” e finalista del premio nazionale “Extra”), parte esattamente da questa storia, sminuzzandola, spremendola, cercando di farne uscire intenso il succo o il sangue.
Perché la loro Semiramis è una donna intrappolata in una eterna prigione, un bagno bianco e senza servizi igienici sulle quali pareti risplendono, di colore rosso o nero, scritte d’amore, frasi crudeli le cui lettere indicano un terribile destino. L’attrice Consuelo Battiston è sola al centro di tale stanza se non fosse per lo sgabello metallico, sul quale ogni tanto si siede, e un armadietto-specchio, appeso alla parete, che improvvisamente si apre, come una possibile via di fuga dalla prigione che da sempre la intrappola. Sulla parete sinistra, come in un cruciverba, la scritta: completa la profezia. Perché in effetti quello che Semiramis farà in questa prigione sarà proprio compiere il suo terribile destino. Questa stanza illuminata dalla luce di neon bianchi o cupamente e gelidamente azzurri, diviene spazio da esplorare, spazio in cui Semiramis si muove cercando la liberazione.Ma è anche altro.
Queste mura bianche, queste scritte sui muri che la donna legge, cancella, riscrive con i pennarelli, i rossetti, i trucchi trovati nel bagno, divengono suoi interlocutori. Semiramis dialoga con un alter che non vede, che fa parte di se stessa, con l’eco della sua voce che proviene da un altrove in cui spera di trovare salvezza, con un tempo che rimane immobile e che pure scorre sul suo corpo. Perché è il corpo dell’attrice, la sua voce, i suoi movimenti perfetti a segnalare il procedere della drammaturgia. I vari momenti della storia di Semiramis vengono raccontati dal corpo di Consuelo Battiston che pur rimane imprigionato in una spazio sempre identico a se stesso.
Semiramis si esprime attraverso la bravura dell’attrice con le diverse partiture dei suoi movimenti fisici. Prima muti e burattineschi, poi da regina forte e affascinante il cui desiderio e volere è incontrastato. Il suo è un personaggio dalle personalità multiple che dialogano tra di loro, prive di qualsiasi morale. Un personaggio sempre polivalente e schizofrenico che si mostra nella sua eterna solitudine senza riuscire a smascherarsi mai completamente, racchiudendo in se il phatos e il logos, l’Apollineo e il Dionisiaco Nietzschiano, la razionalità e “l’infernalità”.
Ma la prigione nella quale è rinchiusa pian piano “si allarga” perché Semiramis non è più sola e, quando pensavamo che la condanna della sua tragedia fosse ormai giunta, ecco che lei si rivolge al pubblico, ecco che il pubblico rientra pian piano nella messa in scena. La regina lo interpella, lo deride deridendo un’altra parte di se. Perché noi, adesso, non siamo altro che frutto della mente di Semiramis, delle sue allucinazioni, dei suoi inganni, della sua eterna solitudine.
Distrutto l’Io, il Lei e il Noi non rimane che partecipare alla vita di Semiramis, rinchiusi come siamo tutti, dalla gabbia del misero desiderio di potere.
Uno spettacolo che lascia letteralmente senza fiato.

Curiosità:
La storia di Semiramis: nata dalla violenza subita dalla Ninfa Darceto da parte di un cacciatore, priva di madre e di padre, Semiramis, viene affidata da Venere a Tiresia, con la raccomandazione di non essere mostrata ad alcun uomo poiché il suo destino sarebbe stato quello di trasformarsi nell’orrore del mondo, portando con sé tragedia e morte. Chiusa in una grotta, dopo vent’anni viene però liberata dal generale Menone con il quale inizia una nuova vita in campagna, isolata dal mondo. Dalle mani del generale passa rapidamente a quelle del re Nino che, incontrato per caso, si innamora pazzamente di lei. Morto in circostanze misteriose anche quest’uomo, Semiramis approfitta della sua straordinaria somiglianza con il figlio, lo rinchiude e si sostituisce a lui, continuando a regnare sotto mentite spoglie fino alla sua violenta morte.