Marco Smacchia

Semiramis

Francesca Giuliani HYSTRIO 01/01/2009

Semiramide sedotta dal potere

Una storia di potere, violenza e lussuria. Ma è il bianco, il colore della purezza, a dominare. È ovunque: sulle tre pareti che delimitano il piccolo antro isolato dal mondo, sul pavimento e sul vestito della donna, che qui regna. È l’attrice Consuelo Battiston, con la sua perfetta comicità che distilla un’angoscia terrificante, a dare vita all’immaginario dell’antica regina di Babilonia. È Semiramis, avvolta dai Menoventi in una camicia che assomiglia molto a una divisa da manicomio. L’ambiente è semivuoto: restano solo uno specchio e uno sgabello. In questa sorta di stanza da bagno la donna vive prigioniera dell’ossessivo desiderio di raggiungere un potere illimitato. Il suo volto è continuamente trasfigurato da inquietanti maschere facciali e i suoi gesti, fatti di membra tese, trasportano quel corpo verso il pubblico che fin dall’inizio entra a far parte della scena, ritrovandosi riflesso nello specchio. Ispirato al dramma di Calderón La hija del aire e alla riscrittura del testo di Enzensberger, lo spettacolo si sviluppa attraverso gli equivoci generati dal dialogo surreale che Semiramis instaura tra le parole che pronuncia e quelle che scrive sui muri attraverso alcuni oggetti da maquillage. Sulla parete sinistra una profezia sotto forma di rebus, al centro una corona stilizzata e vicino i nomi di Menone e Tiresia: sono alcuni brandelli della tragica storia della regina e della sua brutale tirannia. Le musiche e il cambiamento delle luci ci fanno attraversare i luoghi che Semiramis percorre oltre passando lo specchio o un varco sul muro. Ma è sempre dentro lo stesso spazio che la regina ricade, schiava delle sue allucinazioni. E le ombre crudeli di se stessa sono lì ad attenderla, negandole la possibilità di riconoscersi uomo o donna: si dà la cipria come se si radesse, s’ingella i capelli quasi come un uomo, urina in piedi e si tratteggia i baffi. Alla fine, oltrepassando quel minimo confine che la separa dal pubblico, giunge a istituire un vero e proprio dialogo con quest’ultimo: rivolgendosi sempre più direttamente agli spettatori di quella che sarà la sua ultima atrocità, chiamerà i suoi sudditi e li metterà a giudizio dalla sua follia.