Marco Smacchia

Semiramis

Claudio Facchinelli Sipario 01/11/2008

Segnali dalla nuova scena

“EXTRA – segnali dalla nuova scena italiana”, conclusosi a Forlì il 2 novembre, è un progetto che si pone concretamente l’obiettivo di aiutare i giovani artisti a costruirsi un futuro. Ideato e coordinato da Andrea Nanni, sostenuto da diversi enti dell’Emilia-Romagna, oltre che dall’ETI, si rivolge a giovani professionisti tra i 18 e i 35 anni che operino nell’ambito delle arti performative, “con particolare attenzione alle creazioni fuori dai confini di genere, nei territori fertilmente indisciplinati in cui si intrecciano linguaggi diversi sotto il segno di un rinnovato confronto tra scena e realtà”. Per una più approfondita documentazione si rimanda il lettore al sito del GAI, l’Associazione per il Circuito dei Giovani Artisti Italiani: www.giovaniartisti.it.
Il vincolo della fascia di età – uno degli elementi qualificanti del progetto – era esteso anche all’osservatorio di dieci giovani critici e operatori teatrali, cui toccava il compito di selezionare, fra le 207 domande pervenute, le creazioni da inserire nella rassegna di Forlì, in lizza per tre premi: una borsa in denaro (10.000 euro) e due residenze, rispettivamente di un mese, a Terni, in occasione del festival Es.Terni, e di due settimane, presso il Centro Zooculture di Catania.

In quattro giorni, scanditi dalla puntuale e generosa organizzazione logistica della compagnia Masque Teatro, si sono visti i dodici lavori selezionati: un panorama artistico vivo e vitale della creatività giovanile. Tanto che la giuria si è trovata in imbarazzo nell’attribuire i premi, e ha poi deciso di ripartirli fra i tre ambiti espressivi presenti, cioè performance, danza e teatro, anche se ciò ha forse penalizzato alcune interessanti proposte più specificamente teatrali [...]

A Semiramis, di Menoventi, veniva assegnato il secondo premio “per la capacità di reinventare un teatro totale in cui la dimensione attorale, quella spaziale e quella immaginifica si fondono in un impasto originale felicemente in bilico tra tradizione e innovazione”. Qui un’attrice dai tratti picassiani, non canonici del viso, dal timbro vocale volutamente aspro, rivisita il truculento mito della regina Semiramide. E da sola, grazie ad una sorprendente presenza scenica, cattura lo spettatore, coinvolgendolo in una serie di falsi finali, di ammiccamenti giocati con sapienza drammaturgica, nei registri di un’ironia amara che diviene anche comicità feroce, sottolineata da stridule risate. La parola orale, arricchita da rumori fuori scena, da ben costruiti giochi d’eco, diviene elemento grafico, con scritte dal colore scostante tracciate e cancellate sulla lucida superficie piastrellata della scatola scenica[...]

Una vetrina di prodotti creativi che, oltre ad esplorare forme estetiche nuove, a creare meticciati di genere, si pongono, a volte, anche come occhio critico sulla società contemporanea, segno di una rinnovata, e consolante, tensione etica e civile presente nelle nuove generazioni.