Marco Smacchia

Perdere la faccia

Serena Terranova Gazzetta di Modena 02/06/2012

Perdersi nei meandri del teatro in attesa degli inganni di Menoventi

Credere di andare a vedere la messa in scena di un testo e trovarsi di fronte a uno spettacolo di fantascienza; credere di essere vittime di un problema tecnico e ritrovarsi a giocare a fianco degli attori; credere di essere sul punto di assistere alla rappresentazione di una piccola mitologia e incappare nello sgretolarsi minuzioso di un’immagine. È questo un piccolo elenco di inganni ai quali la compagnia Menoventi ha sottoposto il proprio pubblico negli ultimi anni, rispettivamente dal più recente “L’uomo della sabbia – Capriccio alla maniera di Hoffmann” (prodotto da Ert e visto in debutto a Vie nel 2011), passando per “InvisibilMente” (2008) e tornando indietro fino a “Semiramis” (2008). Il pubblico di Vie sa bene di non poter credere mai fino in fondo al programma di sala della compagnia faentina, e anche per quest’edizione aspetterà con curioso sospetto di sapere che cosa li attende una volta seduti in sala. “Perdere la faccia”, in programma questo pomeriggio alle ore 16.00 al Teatro delle Passioni, fa parte della rassegna CODA – Teatri nel presente, progetto in cui sono inseriti anche Gli Incauti che presentano il loro “Hamelin” questa sera alle 20.30, sempre al Teatro delle Passioni. Sostenuti nell’ambito dell’Accordo Geco 2, con l’unione delle forze di Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della gioventù, Regione Emilia-Romagna e realizzato da Ert, il progetto ha dato modo anche ad altri giovani di inserirsi e partecipare al percorso: oltre al gruppo critico Altre Velocità, anche il disegnatore Brochendors Brothers, pseudonimo di Federico Mazzoleni, ha avuto modo di incrociare il proprio immaginario con quello dei quattro nuclei artistici. È una sua produzione il disegno stampato su questa pagina, dove una folla di persone dalla testa insacchettata si dirige verso chissà quale luogo, e rimane in attesa di qualcosa che possa riaccompagnare i loro occhi verso l’esterno. Tra le produzioni, dunque, “Perdere la faccia”, il cui titolo è già un’indicazione, un suggerimento per lo sguardo e la partecipazione che la nuova opera dei Menoventi richiede. Perdersi, a teatro, è cosa frequente. Facile è, per chi si distrae, smarrirsi nelle pieghe del cappotto della signora seduta nella fila di fronte, più raro è lottare per uscire da un labirinto sempre diverso, appassionandosi ai vicoli ciechi di Hoffmann o agli specchi di Calderòn de la Barca, o dimenarsi tra la battuta di un’attrice e un sipario che cala all’improvviso per arrivare sani e salvi alla fine dello spettacolo. Anche “Perdere la faccia” non è sicuramente ciò che ci si aspetta che sia. Che cosa può produrre una compagnia che fonda la propria ricerca sull’attore, sulla scrittura scenica e che dello spettatore ne ha fatto più e più volte protagonista al pari di chi abitava la scena? Che cosa può produrre se non un nuovo, intenso, elaborato spettacolo teatrale? Ed è qui che casca l’asino! Chi ama vedere il teatro tracciando fili rossi che si districano sui binari della continuità dei linguaggi e della maturazione, da un’opera all’altra, di una “maniera” di fare teatro, rimarrà deluso nel sapere che oggi pomeriggio alla Passioni si assisterà alla proiezione di un cortometraggio, scritto e diretto dalla compagnia insieme al maestro palermitano Daniele Ciprì. Sembra straordinario, eppure, dopo aver esplorato a fondo i contorni della relazione tra attore e spettatore, dopo aver vinto due premi teatrali come il Premio Rete Critica e il Premio Hystrio alle giovani compagnie, i Menoventi rinunciano alla compresenza sondando il linguaggio del cinema, per attraversarlo con gli strumenti e la consapevolezza della scena. Oggi il teatro di Gianni Farina, Consuelo Battiston e Alessandro Miele interroga la superficie bidimensionale di uno schermo, si appassiona allo scorrere di immagini infinitamente riproducibili, divertendosi a giocare con il loop, la ripetizione perfetta, irriproducibile a teatro. Che cosa succederà una volta fatto il nostro ingresso in sala? Qualunque cosa accada sappiamo di non poter credere a nessuna parola detta prima, scritta sui giornali o sui fogli di sala, che qualunque cosa ci venga annunciata non corrisponderà mai all’opera effettiva. Ma sappiamo anche che dei Menoventi ci possiamo fidare: qualunque sia l’inganno celato dietro “Perdere la faccia” lo scopriremo e lo affronteremo, perché se i Menoventi ci hanno insegnato a perderci ci hanno anche fatto ritrovare sempre e comunque al centro, nel punto più sicuro, nell’occhio di quel ciclone che chiamiamo teatro.