Marco Smacchia

Perdere la faccia

Ines Baraldi La Repubblica - Roma.it 02/06/2012

Perdere la faccia

«Confessione e bugia sono la stessa cosa», cominciava Kafka e compulsivamente ripetono i Menoventi, nel loro “Perdere la faccia” al Teatro delle Passioni di Modena. Questo il casus belli da cui è nato lo spettacolo: una frase scritta da una ragazza su un foglietto, poi dimenticato al tavolino di un bar. Tuttavia, «per poter confessare si mente» e in effetti la confessione di Consuelo Battiston e Alessandro Miele ben presto si trasforma in tutt’altro, e da verosimile ritaglio di realtà diviene strategia drammaturgica.
Il cortometraggio, firmato da Daniele Ciprì e già presentato a Santarcangelo 41, fa riferimento alla metafora teatrale utilizzata da Goffman nell’analisi delle relazioni umane per riapplicarla a una doppia cornice. Il tema della metateatralità, ricorrente nel percorso della compagnia faentina, si confronta qui con lo schermo bianco di una proiezione annunciata, al quale vengono giustapposte le figure dei due personaggi principali, la voce off del regista assente e un retroscena che sale alla ribalta. L’ingannevole aderenza fra i due piani (scenico e cinematografico) risulta definitivamente inquadrata dall’intrusione di Rita Felicetti – che nella sua incongruenza alla rappresentazione sembra voler riannodare la comunicazione fra pubblico e attori – ed estremizzata nel moto ripetitivo e autistico di un’occasione all’apparenza irripetibile. Quadro dopo quadro il controllo espressivo della performance attoriale si misura col reel-to-reel di una pellicola, immaginaria e al contempo percettiva, e scopre le piccole-grandi faglie all’interno della prospettiva dello spettatore. L’idea dell’esplorazione del meccanismo del loop (nata in Menoventi durante la realizzazione de “L’uomo della sabbia”) viene così portata alle sue estreme conseguenze e cerca di fissare i contorni di una faccia priva di qualsiasi pretesa di verità, perché «Ciò che si è non lo si può esprimere, appunto perché lo si è». Una faccia, nella finzione dichiarata e riconoscibile, più sincera.