Marco Smacchia

Postilla

Andrea Porcheddu delTeatro.it 30/09/2009

Notizie dagli EsTerni

Ha appena quattro anni di vita, ma il Festival EsTerni – organizzato con intelligenza e passione da Massimo Mancini e Linda Di Pietro – è già uno dei punti di riferimento imprescindibili della nuova creatività italiana e internazionale. (…) Capita, così, di inanellare una serie di appuntamenti che con gusto trascinano lo spettatore in territori più o meno conosciuti, lo fanno vacillare in visioni oscure o in succulenti patti con il diavolo, lo solleticano con ironia in dirompenti satire sociali. Ecco allora la compagnia Menoventi, che si inventa con Postilla un gioco tutto metateatrale di dissacrante divertimento, un viaggio agli “inferi” che coinvolge uno spettatore alla volta, chiamato a siglare un patto certo non consolante e ad avventurarsi in uno spettacolo che è metafora non solo dello stare in scena, ma anche del mesto stare in vita che ci contraddistingue. Di colpo ci sveliamo spettatori incuriositi delle nostre vitacce agre e borghesucce, ci scopriamo inconsapevoli attori di comiche vetuste e banalotte: possiamo tornare indietro, riprendere quel tran tran, così come un nuovo spettatore segue il precedente. Oppure abbiamo la possibilità di cogliere la metafora di Menoventi, e andar via, a testa alta, verso un altrove che, se pure satanico, certo è preferibile alla danza macabra che balliamo giorno dopo giorno. Consuelo Battiston, Alessandro Cafiso e Alessandro Miele in scena, diretti con aguzza ferocia da Gianni Farina, fanno di Postilla un piccolo gioiello di sagacia, di tagliente “postproduzione” che assembla disinvoltamente tracce di esistenze e memorie del teatro.