2 colosseo ridimensionata (2)

ASCOLTATE!

Luca Lòtano TEATRO E CRITICA 12/11/2015

Menoventi e la calda indifferenza di Roma

Con Ascoltate! Cartoline a Roma, Menoventi debutta a Teatri di Vetro. Recensione in taccuino critico

«Roma è un’impressione. È una Sindone. Sbiadita. E dentro non c’è nessun dio» *

Che Roma fosse un’impressione lo hanno capito sin da subito Gianni Farina e Consuelo Battiston di Menoventi, scegliendo come comunità di riferimento rappresentativa della città eterna, per il loro Ascoltate! Cartoline a Roma, i turisti. Ossia i beati che al nome di Roma avevano creduto senza aver visto e che durante la discesa e il passaggio terreno tra le vie della suburra faranno i conti con ciò che ne resta.

Dall’idea sacra che il turista si porta dietro fino all’oblio e alla calda indifferenza nella quale si sentono merce gli avventori di una città corrotta, è in questo processo graduale che la Roma di Farina e Battiston si disegna per ciò che è oggi tra le parole di chi gode e soffre dell’ospitalità capitolina. La raccolta di interventi performativi di Menoventi inizia dai sette colli per tracciare una nuova e aggiornata geografia italiana, una geografia dell’ascolto, attraverso questionari che di volta in volta saranno consegnati alla categoria di persone ritenuta più rappresentativa della città ospite, facendosi così portavoce di una preziosa corrispondenza che restituisce alla città stessa un’immagine parziale, ma vivida, una richiesta implorante: Ascoltate!

A Roma, e sul palco, Consuelo Battiston entra in punta di piedi, con uno zainetto in spalla, circondata dal garrire dei gabbiani, o forse tra i gabbiani. Sale sulla scena di Laura Bulzaga come su un ponte o su una terrazza di Roma inondata di luce nel buio del palcoscenico, dalla quale affacciarsi e farsi bocca della verità, incalzata da una voce fuori campo con le domande poste ai turisti.

L’interessante progetto sonoro di Mirto Baliani contribuisce a dare organicità e prospettiva alla restituzione della performance, la regia è ben bilanciata, l’idea è semplice come è semplice ciò che funziona. L’intervento dalla platea di Vittorio Giacopini è potente e sembra voler ricordare a quella Roma di fasti e potere, a Cesare, che deve morire.

Lo spettacolo funziona, ma lascia con la sensazione (tutta romana) di un’energia che potrebbe andare ben oltre lo stato attuale, che riesca a dare all’azione di Menoventi la stessa potenza evocativa con la quale Gianni Farina chiude lo spettacolo: una fontana che tremando riporta in superficie, sputandole fuori, quelle monete che a Roma significano allo stesso tempo desideri, corruzione, potere.