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Docile

Maddalena Giovannelli Stratagemmi 30/07/2018

Docile-kilowatt festival

Pensate a cosa vorreste cambiare nella vostra vita. E rassicuratevi: se volete, potete! Questa è la garanzia di un suadente esperto di empowerment, che arringa il pubblico con comodi consigli di felicità prêt-à–porter. I riflettori si accendono su una delle partecipanti al corso: è la docile e insicura Linda Barbiani (Consuelo Battiston), afflitta da salute instabile, problemi nel trovare lavoro e inguaribile solitudine relazionale. Questo il punto di partenza della poco consolatoria favola contemporanea portata in scena con ironia e disincanto dalla compagnia Menoventi: una drammaturgia (a cura di Gianni Farina e della stessa Battiston) che punta il dito sull’inasprimento delle disuguaglianze sociali, e demolisce i miti di inclusione e accessibilità.

Linda viene alla luce con una mano sfortunata della “Lotteria della Nascita” (questa la palese metafora scelta dai due autori) e viene catapultata sul tabellone da gioco senza gli strumenti adeguati alla partita. Non possiede capitale relazionale né capacità dialettiche sufficienti per presentarsi in modo efficace nel mondo del lavoro (la sua performance all’ufficio di collocamento è disastrosa), avverte un costante senso di inferiorità nei confronti degli interlocutori, soprattutto se questi possiedono qualche forma di sapere a lei precluso (i dialoghi con il suo medico sono all’insegna dell’incomunicabilità), e un sentimento persistente di vergogna sembra determinare ogni auto-narrazione legata alle sue origini. Ma la riappropriazione dell’identità – il legame con le galline e il pollaio che da bambina contribuiva a gestire – si rivelerà la scintilla per una possibile lotta di classe.

La compagnia romagnola, che si è distinta nei precedenti lavori per una particolare attenzione ai dispositivi scenici e ai meccanismi della reiterazione e del loop, sceglie in questo caso di mettere in primo piano il racconto e l’amplificazione dei suoi significati simbolici e politici. Lo spettacolo, al suo debutto a Kilowatt Festival, mostra ancora l’esigenza di qualche assestamento, e forse indulge in qualche compiacimento di troppo sui meccanismi interattivi con il pubblico. Ma ben più rilevanti sono i punti di forza: Menoventi riesce ad affrontare, con lo stralunato humour che costituisce ormai il loro marchio di fabbrica, un tema di forte rilevanza ideologica senza tesi schematiche o facili soluzioni. Il quadro di riferimento è quello che conosciamo: la sperequazione tra quella parte della società che accede a risorse e possibilità, e l’altra alle prese con disoccupazione, precarietà, angoscia quotidiana per la sussistenza. Lo spettacolo non si limita però a riprodurre la ben nota fotografia (come troppo spesso accade tra palco e schermo), ma tenta un deciso scarto interpretativo. Quella rete invisibile che divide le due parti sociali non è forse tenuta in piedi con forza dai pochi privilegiati? I sociologi più acuti (si legga, per esempio, Ritorno alla lotta di classe dopo la lotta di classe di Luciano Gallino, Laterza 2012) ci avvertono di come i termini del conflitto sociale si siano oggi completamente invertiti: sono i “vincitori” a condurre una implacabile lotta di classe contro i “perdenti” per recuperare le roccaforti perdute.

Così anche la (ex) docile Linda, ricordando il comportamento delle sue galline, si accorgerà d’improvviso di essere in guerra e proverà un piccolo contrattacco: ed ecco che la paura che l’ha immobilizzata nella prima parte della sua vita comparirà d’improvviso sul volto del medico (questo sarà il vero empowerment!). Basta guardare meglio oltre la rete, sembra suggerire lo spettacolo, per accorgersi di quanta inquietudine aleggi dalla parte forte della barricata. E non a torto: cosa accadrebbe se invece di stare all’angolo, come la società suggerisce loro di fare, tutti i perdenti cominciassero a spingere?

Maddalena Giovannelli
Visto a Sansepolcro nell’ambito di Kilowatt Festival il 16 luglio 2018