07_Dix_The-Dancer-Anita-Berber.L1 (2)

CREDI AI TUOI OCCHI

Michele Pascarella Hystrio 01/04/2016

Come distruggere i cliché del femminile

Il nuovo progetto di Gianni Farina e Consuelo Battiston, anime di Menoventi, intende tradurre in forma scenica il ritratto che Otto Dix fece nel 1925 ad Anita Berber. In esso il contestato esponente della Nuova Oggettività rappresentò come donna di mezza età l’allora ventiseienne ballerina, modella e attrice tedesca. È questo straniamento à la Dorian Gray il punto di partenza dello spettacolo, nel quale un’energica Consuelo Battiston, con fare da predicatoria maîtresse, redarguisce e incita senza posa tre giovani attrici e il pubblico. La drammaturgia testuale, composta per giustapposizione di brevi frasi, dà voce a una quantità di luoghi comuni sui temi della donna, dell’età, della bellezza: è esemplare, in questo senso, il lungo elenco di aggettivi-cliché “al femminile” letti dalla Battiston mentre le tre ammiccanti comprimarie sono impegnate in un ballo dal sapore smaccatamente televisivo. La danza in scena costituisce una nuova direzione, potenzialmente feconda, nel percorso creativo del gruppo. La longilinea protagonista intreccia il testo con una coreografia stilizzata e flessuosa, a rendere il proprio corpo al contempo soggetto e oggetto del dramma presentato. Sul finire del lavoro tre giovani streghe e Battiston-Berber (senza parrucca e gioielli dopo che la perdita di una scarpa ha dato avvio al declino) reiterano danzando in cerchio il «Fair is foul, and foul is fair» di shakespeariana memoria. Credi ai tuoi occhi, nel dare volume all’opera del pittore tedesco, fa risuonare per affinità tematica il lavoro della co-fondatrice, assieme allo stesso Dix e ad altri, del movimento dadaista berlinese, Hannah Höch. Una protesta contro la stereotipia, forse non solo maschile, di una femminilità piatta, univoca e servizievole. Quella che Credi ai tuoi occhi invita, impassibile e feroce, a guardare.