si stava arrabbiando (2)

ASCOLTATE!

Maria Francesca Stancapiano Limina Teatri 17/02/2017

Cartoline da Roma

Una città da amare e da odiare?

Perché sei venuto qui?, Come siete stati accolti?, Che cosa hai trovato?, Che cosa non hai trovato?, Descrivi la città con tre aggettivi.

Queste sono soltanto alcune delle domande rivolte a differenti turisti che hanno vissuto, per pochi o per tanti giorni, la “città eterna”. Le risposte, poi, rielaborate e riscritte su cartoline hanno dato vita allo spettacolo Ascoltate! Cartoline a Roma della compagnia faentina Menoventi in scena all’ Angelo Mai fino allo scorso 12 febbraio.

Dalla voce pulita di Consuelo Battiston – vestita da turista, con uno zaino in spalla, scarpe da ginnastica e t-shirt con l’icona della Bocca della Verità – si concretizzano persone che pronunciano frasi dal tono irriverente, trasognato, comico. C’è chi, con i soliti luoghi comuni, racconta una Roma da amare, chi pugnala, con pensieri che fanno alzare il sopracciglio e corrucciare la mente, una Roma da odiare, da perdonare o capace, persino, di far innamorare. Tutti i racconti hanno vita breve e con essi coloro che sono chiamati a farli vivere: il tempo di una lettura e poi, uno per uno volano a terra ciascuno con la propria cartolina, gettata dal pulpito di finto marmo, unico luogo scenico in cui agisce l’attrice. L’intera pièce gode di una semplicità coinvolgente e di una naturalezza disarmante ottenute grazie al ritmo perfetto che l’attrice riesce a creare con la sua voce e con piccoli gesti, questi ultimi quasi impercettibili eppure estremamente efficaci (forse perché rientrano nel nostro quotidiano?).

Le differenti risposte creano una sorta di racconto corale dove le varie voci esprimono un amore amaro per una città che, con veste malinconica e decadente, continua ad imporsi, o almeno ci prova, dall’alto di un “bianco Vaticano” o dal basso con le voci del popolo sotto un palazzaccio. Roma, che ha ispirato poeti, cantanti, pittori: parole dolci, d’amore, di rabbia, pazzie di colori, riflessioni riflesse nel Tevere, che con la sua corrente si porta via secoli di storia. E la storia si ripete. Sempre uguale a se stessa: quella che blocca il turista in un attimo. Un tempo brevissimo, quasi sospeso in mezzo al caos del traffico e alle urla di chi ogni tanto perde la pazienza. Un concentrato di minuti in cui gli occhi si riempiono di bellezza, di monumenti eterni, l’uno accanto all’altro, al punto da non stancare mai o da affaticare troppo l’animo. E allora eccoci ad una delle tante cartoline: <>. Forse Roma – come tante altre città e tanti borghi d’Italia, che si amano fino a odiarli – regala già la sua eternità non quantificabile in termini temporali unici. È un’eternità composta dalle mille parole spese nel quotidiano da un numero infinito di turisti che, ogni giorno, consumano i sanpietrini della città; che si amano sui ponti (per citare una canzone di Gianmaria Testa); che gettano la monetina dando le spalle alla fontana con la mano sul cuore, regalandosi un’altra illusione di metallo. Prima fra tutte quella di tornare. Sì, perché Roma è eterna nel suo ripetersi tra amore ed odio.